Immagini tratte dal libro "Sotto il segno di Modena"
CARLO CONTINI
Le nostre città, nelle fotografie dell'ultimo Ottocento e del primo Novecento, ci appaiono sempre stranamente deserte come se il fotografo, prima di impressionare la lastra, avesse per primo imperativo che quella piazza, quella strada, quel monumento non dovessero essere disturbati, contaminati dalla presenza umana. Incredibili, immense piazze dove non si vede anima viva, attese di ore, perché non transitasse nessuno nel momento fatidico.
Ho sottocchio alcune lastre antiche di Carpi e Modena dove le due Città appaiono cimiteriali, assolutamente prive di vita. Maria Pia Severi, invece, sembra abbia voluto percorrere tutta Modena, ignara dei monumenti e delle case, per fissare quella che i Giapponesi chiamavano, nelle stampe dellUki-jo-e, la rappresentazione del mondo che passa.
Una Modena senza Modena? Fra gli oggetti, le persone e i primi piani Modena si fa largo; a volte si intravede solo un tratto di selciato o un portichetto sbilenco, a volte la città irrompe fino a riempire di sé lintera inquadratura.
Come ogni fotografo, anche chi ha scattato queste foto non può indovinare quante suggestioni queste sue immagini possano provocare. D'altra parte il fruitore di immagini non ama che gli sia spiegata come spesso avviene la fotografia: preferisce lasciarsi coinvolgere dal segreto delle sue interpretazioni legate e al suo gusto e alla sua cultura e, soprattutto, al suo stato d'animo. Non starò quindi a dilungarmi ancora su quanto mi hanno suggerito certi sguardi, le luci quasi psichedeliche del sabato sera, le vetrine, i colloqui, i manifesti, l'albero che quasi protegge con la sua grande chioma un colloquio d'amore: tutte queste immagini raccontano di un legame con una Città ancora (e fino a quando?) a misura d'uomo, sono un colloquio d'amore che Maria Pia Severi ha voluto offrire a tutti i modenesi.