Immagini tratte dal libro "Sotto il segno di Modena"
FRANCO VACCARI
Perchè una sensibilità si manifesti bisogna tenere a freno il narcisistico protagonismo dell'io e predisporsi ad accogliere, con autentica curiosità, il diverso da sé. Solo dopo aver attuato questa forma di raccoglimento si potrà incominciare a vedere.
Il segreto dell'artista (la sua moralità) è appunto la fedeltà a questa tecnica di svuotamento per aprirsi a quella che una volta veniva chiamata ispirazione. Solo così quello che si vede e si sente diventa necessario e cioè reale.
Quello che sorprende nel lavoro della Severi è l'equilibrio raggiunto fra il caso e la necessità, la trasformazione cioè di eventi casuali (ma ricercati e programmati in quanto tali) in immagini di una presenza assoluta. Le immagini che mi sembrano più emblematiche sono quelle dove la figura umana emerge all'improvviso da un fondo neutro e occupa il primo piano esibendo con naturalezza la livrea del gruppo sociale di appartenenza.
Dobbiamo dire che l'effetto è di grande suggestione, di massima presenza, quasi che tra occhio meccanico e occhio naturale si fosse verificata una vera e propria fusione. Le connotazioni psicologiche, ridotte al minimo, non sono privilegiate ma sono poste sullo stesso piano dei colori, della trama e della consistenza dei tessuti, degli oggetti, dei muri; l'effetto complessivo è di natura tattile. Queste foto non giudicano, non proclamano, non enunciano, non dimostrano. Che riposo la sospensione del giudizio!
La Severi, difesa in tal modo contro la volgarità, la vanità, la mondanità, ha potuto muoversi leggera in mezzo al brusio di quel micromondo che è Modena per restituircene unimmagine affascinata e affascinante. Io credo che queste sue fotografie avranno vita lunga nel senso che manifesteranno pienamente una caratteristica specifica dell'immagine fotografica: quella di caricarsi di tempo e, nel tempo, di sollecitare sempre diverse letture. Esse saranno investigate, analizzate con inesausta curiosità alla ricerca del mistero dell'evidenza.